Fiori di campo tra Acquapendente e Bolsena

La primavera tinge di verde la campagna viterbese, il grano ancora tenero ma già alto si piega al vento, le spighe si chinano docilmente, fluidamente. E i campi si increspano di onde verdi.

Verso Bolsena, dove il tuo cammino si affaccia sul lago, in uno dei tratti più belli della Via Francigena, mai si erano visti tanti fiori a maggio: papaveri e fiordalisi tingono di colori vivaci campi e incolti, sulla terra fertile di un antico vulcano.

Sarà anche per questa ricchezza di biodiversità, per la straordinaria fertilità del luogo, che in zona abbondano le “infiorate”, tradizionali feste religiose di primavera, legate alle celebrazioni del Corpus Domini. Riti che affondano le loro radici negli effimeri fasti barocchi della chiesa romana.

Ma ad Acquapendente questa tradizione si declina in modo del tutto originale. Bisogna arrivarci proprio nei prossimi giorni, alla vigilia della festa della Madonna del Fiore, la terza domenica di maggio. C’è movimento in paese, cantine aperte nel centro storico, viavai di persone in affanno. Perché i tempi sono stretti. Tutti i petali di fiori freschi vanno incollati sui pugnaloni la notte prima della grande sfilata.

Arrivi provato dalla lunga tappa da Radicofani, e ti ritrovi nella frenesia della vigilia della festa. Una festa di cui non sai nulla, e la parola pugnalone nemmeno ti mette a tuo agio. Ti aspetti qualcosa di truculento, retaggio dell’oscurantismo controriformistico. Entri in una cantinailluminata: musica a tutto volume, vassoi di cibo, sembra essere in corso una festa, ma le teste chine su un grande pannello sciolgono il mistero sulla natura della festa dei pugnaloni.

Sono tutti giovanissimi, ed estremamente competitivi. Sul loro lavoro notturno si gioca la possibilità di vincere il premio. Dalla loro arte, dalla bravura di chi ha disegnato il bozzetto e dalla perizia della squadra degli esecutori dipende il successo di queste opere effimere, i cui colori naturali - ottenuti solo con foglie e petali di fiori di stagione - brillano per poche ore.

La festa nasce in epoca medievale e celebra l’affrancamento dalla servitù dei cittadini di Acquapendente. I pugnaloni erano infatti gli attrezzi agricoli - pungoli per spronare il bestiame - usati nel corso di una rivolta a un crudele signore feudale, vicario del Barbarossa, vissuto intorno al XII secolo. Allora forse branditi come armi, con la vittoria della città contro il suo tiranno vennero addobbati di fiori primaverili, in onore della libertà e della Madonna del Fiore, che simbolicamente aveva dato avvio alla rivolta con un miracolo: la fioritura di un ciliegio ormai secco.

Il passo dall’attrezzo di campagna al grande mosaico floreale su pannello si è compiuto in tempi più prossimi al nostro, ma l’entusiasmo con cui gli acquesiani partecipano al rito conserva la freschezza di un evento autentico, celebrato a beneficio di loro stessi e della loro identità e non certo per i turisti o per i viandanti sulla Via Francigena, che sempre più numerosi fanno tappa ad Acquapendente.

I viandanti e pellegrini sono senz’altro benvenuti, e a loro si aprono le porte dei laboratori dove nascono i pugnaloni, che vengono esposti nella cattedrale del Santo Sepolcro, per tutto l’anno successivo.

Se capiti ad Acquapendente in questi giorni di festa, non devi avere fretta. Fermati e partecipa, e soprattutto, non ripartire senza essere sceso nella magnifica cripta del Santo Sepolcro. Con la sua foresta di colonne romaniche, è uno dei luoghi di maggiore suggestione di tutta la Via. E sappi che, appena ti affacci sul lago di Bolsena, a maggio si distende ai tuoi piedi, a lato del sentiero, un tappeto di fiori vivi, ondeggianti al vento, come non hai mai visto.

Camilla Torelli


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