Il cammino in solitudine

Il silenzio è rotto solo dal rumore ovattato del passo sull’erba. Avverti ogni minimo brusio: il vento tra i rami nel bosco, il gorgogliare dell’acqua prima ancora di vedere il ruscello. E poi senti distintamente, dentro di te, il cuore che batte, il respiro che ti riempie i polmoni, aria pura che è vita, e mai come ora ti sei sentito vivo, padrone del tuo tempo nel presente, protagonista del flusso della vita, che assecondi con i tuoi passi.

Questo riserva il cammino in solitudine, che è un’esperienza molto diversa dal viaggio a piedi con un gruppo, o al cammino in due. A guardare i dati che vengono raccolti sia lungo il Cammino di Santiago, sia lungo la Via Francigena, non sono poche le persone - donne e uomini - che affrontano un viaggio a piedi itinerante in solitaria. Chiunque abbia camminato su queste vie lo sa: persone di tutte le età, non necessariamente esperte e talvolta nemmeno ben attrezzate, scelgono di partire da sole per i più disparati motivi, ma con un’idea che le accomuna tutte. Il cammino in solitudine è una sfida ed è un modo per ritrovare se stessi in un momento di difficoltà, per prendere le distanze da situazioni che generano ansia, ma soprattutto per concedersi un tempo di riflessione e ripensamento della propria vita.

Il tempo sospeso del viaggio, nel silenzio dei propri pensieri, molto spesso prelude a cambiamenti importanti, a un’evoluzione personale. E a farci diventare, nella sostanza, un po’ migliori, uomini e donne più umani e più sereni.

Ecco allora, alcune riflessioni sui vantaggi che offre il cammino in solitudine, e qualche nostro suggerimento su come affrontarlo per la prima volta.

  • Viaggiare da soli è una scuola di autonomia. Quante cose si imparano, mettendosi in cammino da soli! Tante sono le competenze richieste: la lettura di una carta topografica, per esempio, o di una bussola, di un altimetro, o di un dispositivo gps. Ma si ritrova anche il nostro innato senso di orientamento. Quando si è da soli su un sentiero, il livello di attenzione sale: osserviamo ogni dettaglio dell’orografia del luogo, divenendo abili lettori del paesaggio. Quando si è in gruppo, è inevitabile delegare ad altri (la guida, o il viaggiatore esperto che conosce il luogo) la scelta dell’itinerario e i tempi del cammino. Camminare da soli ci rende viaggiatori più consapevoli.

  • Solitudine è libertà. Scegli tu tempi e meta, decidi tu cosa ti interessa vedere e dove fermarti. Molto spesso, viaggiando con altre persone, dovrai scendere a compromessi, adeguarti alle esigenze e ai ritmi altrui. In solitaria, il passo del cammino lo scegli tu.

  • Il silenzio e la solitudine favoriscono l’incontro con il selvatico. Sali nel bosco con passo felpato. Non lo sai, ma sei in posizione favorevole, controvento. La famiglia di caprioli pascola tranquilla nella radura, e non si è accorta di te. Puoi osservare con calma, e se non mostri atteggiamento aggressivo, anche quando gli animali ti avranno individuato, non scapperanno, ma rimarranno per qualche minuto fermi a osservarti. Per capire che tipo di creatura sei. Ti sentirai, forse per la prima volta in vita tua, un abitante del Paradiso Perduto.

  • Il silenzio e la solitudine favoriscono l’incontro con l’altro. Quando cammini in comitiva, è il gruppo che catalizza la tua attenzione e ti ritrovi impegnato a intessere rapporti umani. Questo è senz’altro un punto forte del cammino di gruppo, ma il gruppo è molto spesso formato da persone come te, che condividono esperienze e interessi. il viaggio in solitaria, invece, ti consente di dialogare con chi è diverso da te, con le persone del posto, con il contadino o con il pescatore, con gli avventori di un bar o con il negoziante di paese. Tornerai a casa con un’esperienza più intensa dei luoghi visitati, e con meno preconcetti.

  • Il cammino in solitaria è di buona memoria. Quando viaggi accompagnato, il tuo livello di attenzione si abbassa, la tua mente si assenta, lasciandosi cullare dalle mille suggestioni sensoriali che offre il cammino. Ma, una volta a casa, non riesci a ricordarti come si chiamava quella borgata con vista sul mare, cosa c’era prima e cosa veniva dopo, e non riesci a ricostruire con chiarezza il percorso del tuo viaggio. Quando cammini in solitudine, carta alla mano, sei sempre presente e ogni dettaglio del cammino resterà impresso nella tua memoria.

    Camilla Torelli

Prima o poi, arriverà anche per te il momento di chiudere una porta alle tue spalle e incamminarti in solitudine. e per cominciare a programmare il tuo Grande Viaggio in autonomia, noi ti suggeriamo un approccio per gradi. Una settimana di cammino sulla Via Francigena è il modo migliore per prendere le misure con il proprio passo e imparare a stare bene anche da soli.

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