Pavia, crocevia d’Europa

Ogni storia che si rispetti comincia con “C’era una volta” e dunque…

C’era una volta un Continente unito, globale, connesso: il suo nome era Europa. Le connessioni non erano telematiche ma molto terrene: i cammini. Tra il X e il XIV secolo le vie di pellegrinaggio erano come le autostrade odierne. Una, in particolare, la Via Francigena da Canterbury a Roma era percorsa da re, commercianti, pellegrini, vescovi e soldati che dovevano espiare i propri peccati e Pavia era una tappa obbligata per la sua posizione strategica.

La città lombarda infatti era crocevia di numerosi itinerari: dal Cammino di San Colombano alla Via degli Abati fino al cammino di San Martino di Tours. E dove si incrociano i passi delle persone nascono i racconti, veri o inventati che siano. L’abbazia di San Lanfranco era uno dei punti d’ingresso alla città per chi non poteva permettersi il pagamento del pedaggio sul ponte coperto ed era costretto ad affidarsi al traghettatore e alle bizze del Ticino. All’interno della chiesa ancora oggi si respira un’aria di altri tempi e si ammirano gli affreschi trecenteschi che ritraggono l’uccisione di Thomas Becket per mano dei soldati di Enrico II Plantageneto. Narra la vulgata che gli stessi soldati, in seguito al delitto, furono costretti all’espiazione incamminandosi verso Gerusalemme, e si fermarono qui.

Se Pavia nel medioevo era un crocevia di strade oggi è una vivace città di cultura e università, costellata di chiese romaniche che profumano di incenso e antiche storie di santi e re guerrieri. Girarla in bicicletta, come fanno molti dei suoi abitanti, è il modo migliore per scoprirne gli angoli più affascinanti. L’imponente basilica di San Michele si affaccia su un’ampia e silenziosa piazza ciottolata. Superato il marmoreo portone d’ingresso si viene accolti da luci traverse che provengono dalle alte vetrate e si cammina sul bassorilievo che indicava il luogo dell’incoronazione dei re: si racconta che qui il capo del Barbarossa sia stato cinto con la Corona Ferrea. Un mosaico sotto l’altare rappresenta il labirinto, metafora della ricerca della verità da parte dell’uomo medievale.

Ma non si vive di sola cultura e il pellegrino moderno, inforcato il suo cavallo meccanico, si dirige lungo il Parco della Vernavola, una greenway che permette di uscire dalla città evitando il traffico, costeggiando un tortuoso ruscello che scorre tra le cascine. Le due ruote lo portano a scoprire la bella Certosa, sulla strada per Milano, per poi tornare al punto di partenza seguendo la comoda ciclabile lungo il Naviglio.

E quando giunge la sera e si desidera un ristoro per la notte? Non resta che affidarsi alla tecnologia e consultare il sito Crocevia d’Europa alla ricerca dell’albergo che fa per noi.